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Acclimatazione

L'adattamento dell'organismo a condizioni ambientali diverse da quelle cui è abituato a vivere. Per adattamento si intende una modificazione morfologica e/o funzionale di uno o più organi, per meglio sopportare la nuova situazione in cui si viene a trovare. Per quanto riguarda le condizioni ambientali, si possono prendere in considerazione in particolare la pressione atmosferica e la temperatura ambientale. L'aumento della temperatura ambientale (caldo) provoca nell'organismo una serie di modificazioni finalizzate a mantenere la temperatura corporea a livelli fisiologici. In particolare, dopo alcuni giorni di esposizione al caldo, aumenta la velocità di produzione di sudore, con sudore più diluito e conseguente minor perdita di sodio. Anche la tolleranza al lavoro fisico è aumentata rispetto ai soggetti non acclimatati. E' possibile fare un'acclimatazione al caldo ed all'umidità, portando giornalmente l'atleta o il gruppo di atleti in ambienti in cui vengano artificialmente riprodotte le condizioni che si dovranno affrontare in seguito. L'acclimatazione quasi completa si può ottenere nel giro di una settimana circa spendendo non più di 1-2 ore al giorno. L'acclimatazione a condizioni di bassa temperatura (freddo) è controversa.

 

Accrescimento

Processo attraverso il quale l'organismo raggiunge la maturazione caratteristica del soggetto adulto. Tale evoluzione passa attraverso varie fasi ed è importante collocare con precisione il livello di maturazione del bambino in quanto le sue capacità fisiche vanno di pari passo con lo sviluppo somatico e non con l'età. La velocità tende a diminuire dalla nascita fino all'inizio della pubertà. La crescita staturale dipende da fattori diversi: quelli genetici e quelli costituzionali, quello ormonali, nutrizionali, metabolici.

 

Acidi grassi liberi

Gli acidi grassi liberi che circolano nel sangue sono ottenuti per demolizione dei lipidi alimentari e si distinguono in saturi ed insaturi. Fra i primi ricordiamo l'acido palmitico, lo stearico, il butirrico; tra gli altri, l'oleico, il linoleico, l'arachidonico. I nomi aiutano a ricordarne la provenienza.

 

Acido lattico

E' un prodotto che si forma nell'organismo quando il glucosio viene utilizzato in assenza di ossigeno (glicolisi anaerobica), ed è presente nel sangue, in modesta quantità, anche quando il soggetto non fa alcun movimento. La sua concentrazione nel sangue infatti si aggira a riposo tra i 3 e i 22 mg/100 ml. Il lattato comincia ad accumularsi nelle cellule muscolari a partire da esercizi di moderata intensità. Dalle cellule, lentamente, passa nel sangue dove la sua concentrazione cresce, quando l'intensità dell'esercizio supera la cosiddetta soglia anaerobica. La scomparsa del lattato dal sangue dipende da due distinti processi: la sua utilizzazione, prevalentemente da parte del cuore e del rene, e la sua ri-trasformazione per produrre glicogeno. Poiché questi processi di utilizzazione e di riconversione a glicogeno sono molto lenti e di lieve entità, con l'aumentare dell'intensità dell'esercizio, la produzione di lattato aumenta, e così il lattato si accumula nel sangue causando un'acidosi metabolica. Generalmente si ritiene che l'aumento della concentrazione di acido lattico nelle cellule, insieme all'acidosi, sia alla base della sensazione di fatica che, nel tempo, porta l'atleta ad interrompere l'esercizio. Al termine di un esercizio muscolare intenso che abbia prodotto molto acido lattico è utile che l'atleta non si fermi, ma continui a muoversi facendo esercizi di modica intensità. Questi esercizi di recupero hanno un'intensità pari al 35% della massima potenza dell'atleta.

 

Aerobio, Attività aerobica, Esercizio fisico aerobico, Esercizio Cardio

Con questo termine ci si riferisce ad un'attività fisica di moderata intensità che può essere sostenuta per più di pochi minuti con l'obbiettivo di migliorare la propria capacità cardiovascolare. "Aerobico" vuole dire in presenza di ossigeno. Si compie un esercizio aerobico quando il cuore batte più velocemente ed il respiro è più frequente di quanto non si verifichi a riposo, ma si può sostenere tale attività per periodi prolungati. Camminare, correre, nuotare, ballare o andare in bicicletta sono tutte attività che si possono effettuare in aerobiosi. Di contro, anaerobico, vuol dire in assenza di ossigeno. L'esercizio anaerobico ha un'intensità che comporta un affaticamento rapidissimo e tale attività non può essere sostenuta che per un tempo brevissimo. Ne sono un esempio il sollevamento dei pesi o tutte le attività nel momento in cui si effettua uno sprint. In molte attività sportive, infatti, i due tipi di esercizio si alternano normalmente. E' quello che succede in una partita di tennis quando il giocatore compie un movimento rapidissimo per effettuare un colpo a rete (anaerobiosi), mentre recupera con sforzo meno impegnativo quando gioca colpi da fondocampo. Anche mentre si corre, cammina o nuota si possono alternare sforzo aerobico e anaerobico, dipende dall'intensità dell'allenamento che si vuole affrontare. Durante un esercizio aerobico si bruciano molti più grassi. Quando grosse quantità di ossigeno vengono veicolate ai muscoli, il metabolismo favorisce il consumo dei grassi che richiedono maggiori quantità di ossigeno per essere utilizzati. Altrimenti in condizioni di anaerobiosi prevale il consumo dei carboidrati. Esistono delle formule per poter calcolare con maggiore precisione la propria attività aerobica (ci si può non accontentare della semplice sensazione di essere solo lievemente affaticati nella respirazione e con una frequenza cardiaca aumentata di poco, così da poter sostenere questa attività a lungo!) e si fondano sull'utilizzo della frequenza cardiaca. La frequenza cardiaca teorica massima di un individuo si calcola sottraendo la propria età dal numero 220. Un individuo di 27 anni ha una frequenza cardiaca massima (FCmax) pari a 193 battiti per minuto (220-27=193). L'attività aerobica cade nel range compreso tra 40% e 85% della frequenza cardiaca massima.
Ecco la formula per il calcolo: 220-età = frequenza cardiaca massimale, sottrarre l'abituale frequenza cardiaca a riposo e moltiplicarla alla percentuale a cui ci si vuole allenare, sommare di nuovo la frequenza cardiaca a riposo. Esempio per un individuo di 27 anni, con 70 battiti al minuto a riposo che vuole allenarsi al 70%: 220-27=193 o 193-70=123 o 123x70%= 86 o 86+70=156. Inserendo i propri dati si possono calcolare delle “zone di frequenza cardiaca” che consentono un allenamento aerobico via via di maggiore intensità, consentendo un allenamento cardiovascolare ottimale. Senza strafare, rispettando i consigli del proprio medico ricordiamoci che l'attività fisica aerobica regolare ha grandi benefici: aumenta il colesterolo HDL (quello “buono”), consente di bruciare calorie e perdere peso, migliora la resistenza, riduce moderatamente i livelli di pressione arteriosa il rischio di diabete e l'insulino-resistenza, solo per citarne alcuni.

 

Affaticamento

Stato fisiologico che si instaura dopo un certo tempo dall'inizio di uno sforzo muscolare. E caratterizzato da riduzione del rendimento muscolare fino all'impossibilità di continuare l'esercizio. Il fenomeno, del tutto transitorio, è dovuto: (1) all'accumulo di cataboliti, cioè prodotti di rifiuto provenienti da reazioni biochimiche che si verificano nel corso della contrazione muscolare (anidride carbonica, acido lattico ecc.); (2) all'esaurimento delle fonti di energia, cioè dell'adenosintrifosfato, della fosfocreatina e del glicogeno. Un ridotto apporto di ossigeno, come si verifica per esempio nel caso di sport effettuati in altura, dove l'ossigeno disponibile per i muscoli è ridotto o comunque carente, favorisce il rapido instaurarsi dello stato di fatica.

 

Allenamento

In generale si definisce come il processo attraverso il quale l'organismo, gradualmente, raggiunge una capacità di prestazione sportiva maggiore o migliore (stato di allenamento) rispetto a quella iniziale. Si definisce allenamento sportivo il miglioramento della prestazione in un determinato sport. L'allenamento è un fenomeno molto complesso, finalizzato, che si sviluppa secondo un'organizzazione temporale, e che riconosce come base fisiologica la capacità di adattamento dell'organismo (plasticità). L'organismo, infatti, messo in crisi da uno stimolo idoneo (carico di allenamento), reagisce con una serie di modificazioni morfologiche e funzionali atte a sopportare meglio la situazione di stress provocata dallo stimolo stesso. L'allenamento può essere:
(1) generalizzato, volto cioè a dare una preparazione di base, migliorando, per quanto possibile, la totalità delle qualità fisiche dell'individuo o
(2) specifico, volto cioè ad esaltare alcune qualità necessarie al raggiungimento di una data prestazione, anche a scapito di altre.
Le modificazioni morfologiche e funzionali provocate dal carico lavorativo che viene utilizzato, sono molteplici e determinate dalle caratteristiche (o strutture) e dalle componenti del carico stesso, cioè dall'entità, dal volume, dall'intensità, dalla densità e dalla frequenza con cui viene applicato lo stimolo allenante. Il processo d'allenamento deve perciò rispettare alcune regole:
(1) regola del carico minimo: uno stimolo (o carico) troppo blando non produce alcun effetto allenante;
(2) regola della continuità del carico: i carichi di allenamento devono essere separati da pause (o intervalli) non troppo lunghe;
(3) regola dell'incremento del carico: il carico deve essere tendenzialmente crescente nel tempo;
(4) regola dell'individualizzazione del carico: lo stesso carico provoca risposte diverse sia in atleti differenti sia nello stesso atleta in momenti diversi.
Per questo motivo è necessario differenziare tra carico esterno (imposto) e carico interno: quest'ultimo infatti è la risposta dell'organismo allo stesso stimolo, che è anche dipendente dalle condizioni ambientali e soggettive dell'atleta in quel momento funzionale. Se queste regole fondamentali vengono rispettate e se il carico d'allenamento viene stabilito secondo criteri razionali per quanto riguarda la programmazione e la periodizzazione nel corso di una o più stagioni, si potrà ottenere un miglioramento sia delle qualità fisiche (forza, resistenza, velocità, coordinazione) che delle qualità tecnico-tattiche, aumentando quindi la capacità di prestazione dell'atleta.

 

Allergia

È’ una condizione di elevata sensibilità dell'organismo verso determinate sostanze o agenti, detti appunto allergeni (pollini di piante, polveri domestiche, muffe, farmaci, peli di animali, ecc.). Il più delle volte l'allergia si presenta come un grosso raffreddore: elevata secrezione nasale, mal di testa, ampia secrezione lacrimale, ecc. L'allergia ai pollini delle piante, soprattutto in primavera, rende assai difficile la possibilità allo sportivo di allenarsi, in molti casi si ha una effettiva sospensione dell'attività; nei casi più fortunati l'atleta riesce a cambiar sede e va ad allenarsi ad esempio in collina o in montagna tornando poi in città quando i pollini sono scomparsi. Sempre per evitare l'interruzione degli allenamenti o l'impossibilità di partecipare a gare, più spesso è possibile andare a ricercare qual è la sostanza (l'allergene) responsabile dell'energia per poter utilizzare un vaccino. E comunque buona norma fare una cura desensibilizzante. Per evitare queste particolari evenienze, meglio sarebbe portare con sé, magari appeso al collo con una cordicella, un cartellino su cui siano indicate, le forme di allergia che l'atleta presenta.

 

Amenorrea

Si definisce amenorrea la riduzione del numero dei cicli mestruali a tre volte o meno per anno, fino alla loro totale scomparsa.

 

Aminoacidi

Gli aminoacidi sono i componenti fondamentali delle proteine come i mattoni lo sono di un muro. Sono sostanze che contengono azoto nella loro molecola (gli zuccheri ed i grassi, al contrario, ne sono sforniti). Non solo proteine, ma anche singoli aminoacidi vengono solitamente introdotti con la dieta, e alcuni di essi, i cosiddetti aminoacidi essenziali (cioè quegli aminoacidi che l'organismo umano non sa produrre) si trovano solo in alimenti come la carne, le uova, il formaggio. Una volta penetrati nel sangue, gli aminoacidi vanno a costituire un pool di aminoacidi liberi, e possono essere indirizzati o alla sintesi delle proteine corporee (il fegato ad esempio sintetizza proteine a partire dagli aminoacidi), ovvero essere inviati alla demolizione, liberando così energia, come può accadere in corso di attività fisica. Un'altra strada che gli aminoacidi possono imboccare è quella della neoglicogenesi, cioè possono perdere l'azoto (deaminazione) e formare glicogeno.

 

Anaerobio, alattacido e lattacido

Anaerobio o anaerobico si dice di un esercizio, o di un'attività sportiva, in cui l'energia per effettuano viene ricavata dall'organismo in assenza o in carenza relativa di ossigeno. Il sollevamento pesi, gli sport dei lanci, le corse fino ai 400-800 metri, si può affermare siano sport di tipo anaerobico (o prevalentemente anaerobico). Queste attività sportive possono essere effettuate per tempi brevi o brevissimi, in quanto le scorte di energia che l'organismo possiede sono molto modeste e vanno facilmente incontro ad esaurimento. Un'ulteriore suddivisione in questi tipi di sport anaerobici è quella fra sport anaerobici alattacidi e sport anaerobici lattacidi.

 

Antiinfiammatori

Farmaci che agiscono contro l'infiammazione dei tessuti.

 

Apnea

Interruzione volontaria della respirazione, più spesso in stato di inspirazione massimale (apneusi), generalmente attuata dall'uomo per immersioni subacquee di breve durata.

 

Asma

L'asma è una malattia delle vie respiratorie caratterizzata da una aumentata sensibilità dell'albero tracheobronchiale a molteplici stimoli. L'asma si manifesta dal punto di vista clinico con difficoltà respiratoria, tosse e sibili, espressione di una ostruzione diffusa delle vie aeree. E una malattia generalmente a carattere episodico, con attacchi acuti intervallati da episodi di totale benessere. Provvedimenti medico sportivi: Per quanto riguarda i soggetti asmatici con crisi intermittenti e senza asma da sforzo, questi, nei periodi intervallari, sono in grado di affrontare qualsiasi attività sportiva alla pari con i soggetti normali. E consigliata una blanda attività motoria (passeggiate magari anche lunghe, ma effettuate con passo lento e cadenzato) anche in asmatici con asma perenne, sempre in rapporto alle loro possibilità. Naturalmente questi soggetti dovranno astenersi da attività a livello agonistico nelle specialità ad elevato dispendio energetico.

 

Asma da analgesici (da Aspirina®).

Nei soggetti asmatici deve sempre essere indagata la possibilità di una ipersensibilità ai farmaci e in particolare ai farmaci antiinfiammatori non steroidei e ai salicilati. Naturalmente, importante risulta a scopo preventivo evitare l'assunzione di aspirina, salicilati e particolari alimenti ed additivi interessati. Nello sportivo, questa particolare forma di asma, può determinare grossi problemi in quanto è noto l'uso dei farmaci antiinfiammatori spesso in modo anche inadeguato. Naturalmente questi farmaci saranno da eliminare. Gli atleti devono sempre verificare che i farmaci che assumono non provochino l'accesso asmatico o siano doping.

 

Asma da sforzo

Lo sforzo fisico, di per sé, può provocare riduzione del calibro bronchiale (broncospasmo) sia nei bambini che negli adulti. Sulla scorta di nostri risultati, possiamo affermare che tale evenienza si verifica nel 40% degli adulti e nel 60% dei bambini asmatici. Il fattore scatenante sarebbe rappresentato dal raffreddamento e dalla disidratazione della mucosa bronchiale conseguenti all'aumentata ventilazione polmonare. La sintomatologia broncospastica si manifesta spesso al termine di uno sforzo fisico, e si protrae per un tempo variabile dai 15 ai 60 minuti. E caratteristica l'insorgenza di una broncodilatazione durante lo sforzo e la persistenza di un periodo di refrattarietà al broncospasmo per circa due ore. Durante tale periodo di refrattarietà la risposta ad un successivo esercizio è del tutto abolita o almeno molto attenuata.

 

ATP - ADP

Rispettivamente: adenosin-trifosfato (ATP) e adenosin-difosfato (ADP), sono composti ad alta energia. Queste sostanze ad elevata energia rappresentano per il corpo umano quello che la batteria (purché carica!) rappresenta per un'automobile: una fonte di energia sempre immediatamente disponibile. Possono muovere l'auto anche se non vi è benzina nel serbatoio, tuttavia hanno un difetto, quello di esaurirsi in tempi molto brevi, pur essendo ricaricabili.

 

Attività di base

L'attività di leggera intensità della vita quotidiana, come ad esempio stare in piedi, camminare lentamente, e sollevare oggetti leggeri. Le persone che fanno solo questa attività sono da considerarsi inattivi.

 

Attività di potenziamento muscolare

L'attività fisica che aumenta la forza muscolo - scheletrica, la potenza, la resistenza e la massa.

 

Attività di potenziamento osseo

Attività fisica progettata per aumentare la forza di siti specifici nelle ossa che compongono il sistema scheletrico. L’attività di rafforzamento osseo produce un impatto o una tensione sulle ossa che promuove la loro crescita e la forza. Correre, saltare la corda e il sollevamento pesi sono esempi di di queste attività.

 

Attività fisica

Qualsiasi movimento corporeo prodotto dalla contrazione dei muscoli scheletrici che aumenta il dispendio energetico al di sopra di un livello basale. In questo contesto, l'attività fisica si riferisce generalmente al sottoinsieme di attività fisica che migliora la salute.

 

Attività fisica aerobica

Attività in cui si muovono in grandi muscoli del corpo in modo ritmico per un periodo prolungato di tempo. E’ chiamata anche attività di resistenza. Migliora la capacità cardiorespiratoria. Esempi sono il camminare, correre, il nuoto e ciclismo.

 

Attività fisica intensa

Su una scala assoluta, è l'attività fisica che viene fatto a 6.0 o più volte l'intensità di riposo. Su una scala di attività rispetto alla capacità personale di un individuo, per intensa attività fisica di solito si posiziona al livello 7 o 8 in una scala da 0 a 10.

 

Attività fisica moderata

Su una scala assoluta, l'attività fisica che viene fatta ad una intensità da 3,0 a 5,9 volte l'intensità di riposo. Su una scala di attività rispetto alla capacità personale di un individuo, l’attività di moderata intensità misura 5 o 6 su una scala da 0 a 10.